Saba, lirico puro che a lungo fu accusato di provincialità, scrisse che ai poeti non rimaneva che fare una poesia onesta. Simone, da buon contadino, offre una vendemmia onesta, fatta di piccole e fragili immagini quotidiane. Epifanie di luce, che sfuggono alle scorie del presente.
Francesco Lena
Bravo Simone. Simone mi ha chiesto di scrivere due righe sulla sua pittura.
Eppure lo sa che io sono un pittore e non un critico.
E poi come potrei essere obbiettivo?
Guardo i suoi quadri e vedo lui, ancora bambino quando giocava a calcio con Marco
e compagnia.
Con quella testina, magrolino, sembrava distinto.
Ma aveva una innata predisposizione all’incazzamento, sempre.
Allora per protesta abbandonava il gioco e andava a sedersi sotto la magnolia,
camminando con l’andatura di un contadino stanco.
Ma si ributtava nella mischia quasi subito, già pronto per la prossima incazzatura.
Faccio fatica a dimenticare tutto questo, quando guardo i suoi quadri; e forse non
sarebbe neanche giusto farlo.
Perché lui è rimasto come allora, per sua fortuna: primitivo e vero.
Lui chiede e raccoglie assist da tanti artisti, li cerca e li divora, non sempre li digerisce,
perché è giovane.
Però rimane sempre lui: forse anche primitivo ma pittore. Vi pare poco?
Gli auguro di non diventare troppo colto e raffinato, potrebbe essere un guaio.
Così com’è ha qualcosa da dire e il linguaggio per farlo; e poi i suoi quadri aumentano
in chi li guarda il desiderio di dipingere. Vi pare poco anche questo?
Mi viene da dirgli: Simone alza la tega che sotto c’è qualcosa. Ma dicono che certe
cose non si scrivono.
Franco Pedrina
non é un vero e proprio realismo quello di Simone artico, un cromatismo personale e caratteristico, che fa’ largo ricorso alla spatola. Ne esce un uso sfrangiato del colore che accenna ai volumi per subito alleggerirli in un’aura di sogno. Direi tra Matisse e Chagall se é lecito usare questi maestri a puro scopo esemplificativo.
Tutta la composizione pare una metafora della Genesi: Adamo ed Eva con gli animali creati a loro sostentamento. Archetipa. Primordiale.
Circola un pathos particolare, un’atmosfera sospesa. Qualcosa di non definito. Una serie di intuizioni, accennate, che certo rimandano al soggetto commissionato, ma non si risolvono in esso. Come per i pittori del Rinascimento, che dipingevano Santi e Madonne per chiese e conventi, ma che attraverso quelle figure, assolutamente rispettose della funzione per cui erano state dipinte, riuscivano anche a comunicare i sentimenti e i voli che stavano loro a cuore nel segreto di personali fantasie.
Alessio Alessandrini